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Musica ad ogni età

LA MUSICA FACILITA L’APPRENDIMENTO

La musicoterapia è una tecnica di medicina complementare che utilizza la musica come strumento di cura e di mantenimento del benessere, e rientra nella più ampia categoria della suonoterapia, in cui i suoni vengono utilizzati per migliorare le condizioni fisiche e mentali delle persone. La musicoterapia ha cominciato ad affermarsi negli Stati Uniti al termine della Seconda Guerra mondiale, quando venne utilizzata come pratica di cura complementare nei veterani di guerra. Alla fine degli anni ’40 venne istituito il primo diploma in musicoterapia e nel 1950 venne fondata la prima associazione di musicoterapeuti, la National Association of Music The- rapy. Attualmente l’associazione statunitense di riferimento per questa disciplina è l’American Music Therapy Association, nata nel 1998.

Esistono diversi orientamenti di musicoterapia, ognuno con una propria struttura teorica di riferimento, una tecnica e un metodo. Si possono citare, per esempio, la Bio Acustica di Sharry Edwards, l’Orecchio elettronico – Voce ossea di Alfred Tomatis (lo studioso francese recentemente scomparso), la Chirofonetica di Steiner, la Guided Imagery and Music di Helen Bonny e, in Italia, la Musicoterapia Psicoso-matica di Francesco Palmirotta, la Risonanza nella relazione di Giulia Cremaschi e il Dialogo sonoro di Mauro Scardovelli.
Sono numerosi gli studi che dimostrano i benefici ottenibili a livello fisico e psicologico dalla musicoterapica, che trova applicazione sia nei soggetti ‘sani’, per rilassarsi, ridurre lo stress, migliorare l’umore e accompagnare l’attività fisica, sia in chi soffre di patologie acute o croniche, come i deficit fisici, emotivi, sociali o cognitivi.

In generale, la musica influisce sul battito cardiaco, la pressione sanguigna, la respirazione, il livello di alcuni ormoni, in particolare quello dello stress, e le endorfine. Esistono anche degli effetti benefici sulla memoria e l’apprendimento, in quanto la musica favorisce la concentrazione e migliora la produttività. Nello specifico, si deve segnalare “l’effetto Mozart“, osservato per la prima volta in un gruppo di studenti le cui prestazioni in matematica migliorarono grazie all’ascolto di brani del compositore austriaco.
Alfred Tomatis
, il già citato medico francese che ha studiato a lungo tale effetto, sostiene che la musica di Mozart favorisce le attività cerebrali complesse come lo studio e la pratica della matematica e il gioco degli scacchi, migliora la percezione spazio-temporale, consente di esprimersi più chiaramente e induce un senso di calma. La musica molto semplice e ripetitiva, per esempio il rock o la disco, sortisce invece l’effetto opposto. E’ quindi importante che la musica sia scelta da un terapeuta adeguatamente preparato, in grado di rispondere alle necessità specifiche dei singoli pazienti. Uno studio dell’università di Tokio, infatti, attesta che esiste una precisa differenza di azione della musica classica, rispetto a quella rock su alcune funzioni fisiologiche e sul battito cardiaco, in particolare. La prima deprime l’attività del sistema nervoso simpatico e induce una diminuzione della frequenza del battito cardiaco, mentre la seconda lo innalza, generando un senso di disagio, come il rumore.
La musica, è intuitivo, influisce anche sullo stato d’animo. A seconda delle sue caratteristiche può indurre calma o eccitamento e favorisce l’espressione non verbale delle emozioni.
La musica viene utilizzata per instaurare una relazione con il paziente. Per ogni paziente viene creato un programma terapeutico specifico, secondo le sue esigenze. In base agli obiettivi da raggiungere, come il miglioramento delle abilità comunicative, cognitive, motorie, emotive o sociali, il terapeuta sceglie le tecniche più adatte, come il canto, l’ascolto, la composizione, la produzione musicale ed il tipo di musica. E’ possibile anche integrare altre discipline, come la psicologia, l’arte o la danza. Lo scopo principale è il miglioramento della capacità di funzionare del paziente.   Per esempio, imparare a suonare uno strumento, in particolare tra i pazienti con lesioni cerebrali o con difficoltà di movimento, consente di raggiungere un buon controllo degli impulsi.

L’ascolto, per coloro che sono stati vittime di paralisi o di altri danni cerebrali, rappre-senta un utile esercizio per la memoria. La composizione di brani musicali permette ai pazienti di gestire le loro sensazioni negative e le loro paure. Il canto incoraggia il dia-logo, perché fa affiorare ricordi ed emozioni da verbalizzare ed elaborare. La Guided Imagery and Music (GIM) è una tecnica in cui l’ascolto della musica serve per evocare immagini e simboli nei pazienti, al fine di esplorare le emozioni sottostanti.

Il canto, in particolare, è un ausilio efficace per il trattamento di problemi respiratori, in quanto favorisce l’assunzione naturale di ossigeno e l’ampliamento della capacità polmonare. Induce l’abbassamento della pressione sanguigna, rallenta il ritmo del battito cardiaco, facilita il rilassamento e migliora il tono dell’umore. 

LA MUSICOTERAPIA TROVA A APPLICAZIONE A TUTTE LE ETÀ

Nei bambini facilita l’espressione delle emozioni, la comunicazione e lo sviluppo del movimento ritmico; inoltre, consente di migliorare l’abilità verbale e, più in generale, le abilità cognitive. Infine, si è visto che favorisce un accrescimento più rapido dei nati pretermine.
Negli anziani, in particolare quelli ospedalizzati o residenti nelle case di riposo, particolarmente inclini alla depressione e all’ansia, la musica, opportunamente scelta, genera un miglioramento dello stato d’animo, offre sollievo, in caso di dolore fisico, rappresenta un’opportunità di socializzazione e di ricordo, in particolare quando si ascoltano brani che hanno rivestono un particolare significato, magari perché legati a episodi importanti e piacevoli degli anni passati.

Ulteriori benefici sono stati osservati anche tra gli anziani affetti dal morbo di Alzheimer, tra i quali si verifica una diminuzione dell’agitazione, un miglioramento del tono dell’umore e dei disturbi del sonno, grazie all’innalzamento dei livelli di melatonina, adrenalina e noradrenalina nel sangue. Il livello di melatonina, in particolare, si è visto che è rimasto più elevato per 6 settimane dopo il temine del trattamento musicoterapico. 

La musica trova la sua applicazione in varie branche della medicina a cominciare dalla riabilitazione, sia in caso di danni cerebrali sia nella fase di recupero dopo interventi chirurgici e traumi.  Per esempio, uno studio condotto presso il dipartimento di Medicina e Cura di Linkoping, in Svezia, ha rilevato che le pazienti isterectomizzate che sono state sottoposte a musicoterapia di gruppo hanno riferito una maggiore efficacia dell’analgesia e hanno ripreso in pieno le loro normali attività più rapidamente rispetto alle donne che non avevano avuto tale trattamento.
La musica rappresenta anche un utile strumento per i pazienti psichiatrici.
Essa porta benefici ai paranoici, agli schizofrenici e agli ansiosi. In questi casi, la musica favorisce la socializzazione, le interazioni, la partecipazione, la capacità di fronteggiare le situazioni, riduce lo stress e facilita l’espressione dei propri sentimenti. Inoltre, la musica è in grado di attenuare l’asimmetria del tracciato elettroencefalografico tipica dei pazienti depressi. 
La musica viene utilizzata anche con i pazienti terminali. Infatti, uno studio condotto presso l’Hospice of Palm Beach County in Florida, che prevedeva il ricorso a sessioni di musica attiva e passiva, ha dimostrato che esse hanno favorito l’interazione tra il malato e i familiari, hanno costituito il contesto per una riflessione spirituale interiore e la verbalizzazione delle ansie e della paure. Le sessioni di musicoterapia sono state efficaci, inoltre, per il controllo del dolore e per favorire il benessere fisico ed il rilassamento, probabilmente grazie al superiore rilascio di endorfine indotto dall’attività musicale.

Note utili in sala parto
La musica è stata anche utilizzata nelle sale parto. Le madri che ne hanno beneficiato hanno hanno richiesto una somministrazione ridotta di farmaci anti-dolo-rifici durante il travaglio, perché la musica ha indotto la visualizzazione di immagini positive, il rilassamento, favorendo altresì la dilatazione della cervice e il posizionamento corretto del bambino.

(Tratto da un articolo di Anna Fata)

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