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Un viaggio nella Storia

LA MUSICA DELLA NATURA  E LA NATURA DELLA MUSICA
di  Galli Caterina (Anno  Scolastico 2007-2008)


Oggi parliamo del ruolo che ha la musica nella realtà esistente e nell’universo, non solo come materia artistica finalizzata al piacere dell’ascolto, ma sopra tutto come materia fondatrice della realtà. Con questo elaborato voglio portare alla luce il ruolo che la musica riveste nella creazione del mondo, della vita e la sua esistenza all’interno di tutte le cose appartenenti alla nostra realtà. Questa riflessione, non vorrà essere solo teorica e improntata su ipotesi vaghe, ma ricercata e approfondita attraverso la rilevazione di studi antichi e ricerche scientifiche, anche attuali, della materia. La musica, dunque, può essere sinonimo di vita? Può essere il ritmo sul quale Dio ha creato e articolato l’universo? Può essere la legge matematica universale che noi tutti stiamo aspettando? E in ultimo: la musica esiste in conseguenza della realtà  o è la realtà che esiste in sua causa?
Le origini della parola “musica” derivano etimologicamente da “musa”, ovvero tutto ciò che è bello e perfetto. Essa è l’arte di combinare i suoni in modo che essi suscitino stimoli di tipo psico-fisico (come immagini o stati d’animo) attraverso il senso dell’udito. Nacque inizialmente dalla parola, come matrice del canto (musica vocale), quindi accompagnò le prime danze e i primi strumenti musicali (musica strumentale), per poi fondersi con la rappresentazione scenica, divenendo musica teatrale e drammatica. Da un punto di vista fisico la musica si propaga attraverso le onde sonore e presenta le caratteristiche del tono, del timbro, dell’intensità e della durata.

IL RAPPORTO MATEMATICA-MUSICA
La musica, oltre ad essere l’arte unificatrice di tutte le arti, è altresì scienza perfetta che deve neces sariamente sottostare a leggi di tipo matematico e fisico. Di fondamentale importanza, sia per una migliore comprensione dell’argomento, sia per una questione storica, è dunque il rapporto matemati ca-musica. Più precisamente si parla della pro gres sione armonica delle note musicali occidentali, da attribuirsi al matematico e filosofo Pitagora (nato presumibilmente attorno al 570 a. C. nell’isola di Samo). Secondo costui la sequenza musicale che noi tutti conosciamo (DO RE MI FA SOL LA SI) è determinata da intervalli, risultanti dal rapporto fra le differenti altezze tonali, ovvero dal diverso numero di vibrazioni che un corpo emette. Egli constatò, altresì, che tali intervalli musicali e l’altezza delle note corrispondono alla lunghezza delle corde che vengono fatte vibrare. Come nel Monocorde, costituito da una sola corda tirata su una struttura in legno. Pitagora credeva che l’universo fosse, similmente, un immenso mono corde che collegava il cielo con la terra. L’estremità superiore della corda era legata allo spirito assoluto, mentre l’estremità inferiore era legata alla materia assoluta. Esaminando gli intervalli creati dalla divisione dello strumento in numeri interi, Pitagora ne dedusse che tutti questi rapporti numerici, come 2:1, 3:2, 4:3, sono dimostrazioni dell’armonia e dell’equilibrio che si possono osservare in tutto il mondo. Attraverso lo studio della musica come una scienza esatta, diveniva possibile conoscere tutti gli aspetti della natura, dal macrocosmo al microcosmo. In conseguenza egli applicò le sue leggi sugli intervalli armonici a tutti i fenomeni naturali, dimostrando la relazione armonica insita in elementi, pianeti e costellazioni. Alla musica, inoltre, furono attribuiti diversi legami con la sezione aurea. Tra i molteplici esempi di musicisti che hanno utilizzato la sezione aurea nelle loro composizioni possiamo ricordare Bartòk e Debussy.

LA MUSICA DEI COLORI, DELL’ARTE E DELLA TECNICA

È possibile avvertire, percepire, sentire un suono laddove esso non esista effettivamente come musica? Questa può essere la tecnica utilizzata dalle persone non udenti: trasformare ciò che vedono in suoni e musica. Il loro silenzio, se vi si pensa, non è fatto solo da vuoti, ma da pieni. Essi riescono ad udire musica e rumori anche dove essi, in un certo modo, non esistono. A questo propo sito mi viene in mente l’esperimento denominato  ZEROVOLUME effettuato dalla banda musicale dei Subsonica, in collabora zione con i Bluvertigo, che consisteva nel trasmettere immagini ritmate e vibrazioni percettibili dai sordomuti, combinate ad una coreografia del linguaggio dei segni. Un brano musicale elaborato per persone non udenti, ma fruibile a tutti. Un brano musicale che non è espressamente fatto da musica, ma che riesce, nonostante tutto, a trasmetterla, a farla  udire. Così, come un cieco può immaginare paesaggi ascoltando una canzone, un sordo potrà ascoltare una melodia attraverso un video. Un particolare portatore di riflessione può essere il caso del compositore Beethoven, il quale, nonostante la sua sordità riusciva comunque a scrivere musica e dirigere un’orchestra. Questo perché i non udenti, proprio per la mancanza del senso dell’udito, sviluppano una particolare capacità che risiede nel captare le vibrazioni dei suoni attraverso le ossa stesse della scatola cranica.

MUSICA  A COLORI

Il primo tentativo di musica colorata fu eseguito tra il 1725 e il 1735 da Louis-Bertrand Castel, che presentò il Clavicembalo oculare, uno strumento che permetteva di dipingere i suoni con colori ad essi corrisposti, in maniera che anche un sordo potesse giudicare la bellezza di un suono attraverso i colori e un cieco potesse giudicare i colori attra verso i suoni.  Lo strumento doveva funzionare come un clavicembalo tradizionale, a differenza del quale per ogni nota veniva associato un colore, secondo gli studi personali del signor Castel. Un colore che si mostrava ogni qual volta si fosse pigiato il tasto della nota corrispondente. Il punto di partenza che ispirò un tale lavoro fu un’opera scientifica che uscì in quel tempo: l’Ottica di Newton (1704). Come Catsel, tante altre personalità brevettarono macchine tonali, e tante altre tentarono lo studio di un collegamento tra musica e colori. Un esempio a tal proposito fu il compositore russo Skrjabin, il quale, con il poema sinfo nico Prometeo (rimasto incompleto), tentò di ricollegare la musica con sensazioni sia visive, che olfattive, gustative ecc…

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LA MUSICA DEI MONDI

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